Ex Portello, salta anche il piano Vitali

 – 28 marzo 2017

A inizio marzo è stato l’incontro con il Comune di Milano e l’assessore all’Urbanistica Pierfrancesco Maran a mettere un freno al progetto “Milano Alta” del gruppo Vitali-Stam per la riqualificazione dell’area Portello di Milano.

Ora sta andando in questa direzione anche la Fondazione Fiera Milano, l’ente controllato da Comune e Regione Lombardia che ha bandito la gara due anni fa (in quanto proprietario dei terreni e dei padiglioni), i cui vertici stanno valutando di rescindere il contratto e voltare pagina, nonostante gli ultimi tentativi del gruppo di modificare il piano finanziario, sostenendo di poter avere anche altri partner (oltre Stam).

La proposta originaria di Vitali-Stam è stata oggetto di un dibattito iniziato mesi fa, subito dopo l’insediamento del sindaco Giuseppe Sala: si sono susseguite lettere e risposte, richieste di modifiche e incontri. La tensione è salita. Ora si potrebbe rapidamente andare verso un punto di rottura.

Nemmeno l’ente presieduto da Giovanni Gorno Tempini, infatti, sembra intenzionato a dare il gradimento a quel progetto, che pur avendo subito qualche cambiamento come richiesto da Palazzo Marino e Fondazione Fiera, risulta inadeguato per il Portello, quartiere d’ingresso di Milano per chi arriva da Nord, una delle principali zone che l’amministrazione intende rilanciare, dopo la rinuncia alla costruzione dello stadio da parte del Milan.

Il gruppo Vitali-Stam era arrivato secondo alla gara, e dopo la rinuncia della società calcistica è subentrato. Era l’epoca della presidenza di Benito Benedini alla Fondazione Fiera, e questo doveva essere il suo fiore all’occhiello, ma il bilancio si conclude con un nulla di fatto, una causa legale appena chiusa e un’altra probabilmente in arrivo. La prima, con il Milan, si è conclusa con una transazione dopo un tira e molla durato un anno e mezzo. Quella con Vitali-Stam è possibile che possa prendere piede con le stesse dinamiche, anche se non si esclude che si trovi un’intesa amichevole.

Vitali prevedeva un investimento di oltre 100 milioni per realizzare un complesso architettonico polifunzionale con servizi alla persona. Nel piano ci sarebbe anche un percorso ciclo-pedonale sopraelevato, la green street, da piazza Gino Valle a CityLife, e un hotel da 350 camere.

Nei termini economici dell’accordo c’era anche un canone per la concessione del padiglione 1-2 della Fiera (1,5 milioni annui per 2016 e 2017 e da 3 milioni dal 2018). Il gruppo Vitali ha chiesto poi di cambiare gli accordi e alla fine il punto d’incontro sarebbero stati 9 milioni di compensazioni che la Fondazione avrebbe dovuto riconoscere al gruppo. Successivamente il disegno urbanistico è stato in parte modificato dopo le richieste della Giunta: né parcheggio né cinema multisala. I dettagli potrebbero definirsi in settimana. Ma pare che per il Portello si dovrà pensare ad altro.

Milano – Bocciato anche il nuovo progetto sull’area del Portello: “E’ troppo debole”.

Il Comune: “Quest’area merita di più”. Intanto il 26 apre il tunnel Gattamelata.

Bocciato. Sotto il profilo estetico, per “le funzioni pubbliche inadeguate” che propone, e anche perché è un progetto ritenuto “troppo debole” per un’area di pregio. Palazzo Marino ha concluso l’iter urbanistico su Milano Alta, il piano del Gruppo Vitali per il futuro del Portello, e i pareri degli uffici sono negativi. Ai costruttori ora spetta rimettere mano un po’ a tutto il piano per l’area, di proprietà di Fondazione Fiera, per non rischiare di finire fuori dalla partita. È l’ennesimo capitolo di una storia quasi infinita.

I tecnici del Comune hanno speso mesi e mesi di analisi sul progetto che ha preso il posto di quello dello stadio del Milan, ritirato. Il gruppo Vitali in corsa ha stravolto il piano iniziale proponendo non più una struttura unica ma cinque palazzine, con la demolizione dei padiglioni 1 e 2 della Fiera realizzati negli anni ’90 dall’architetto Mario Bellini. Il progetto prevede anche l’abbattimento del timpano, il triangolo in cima alla facciata a cui Milano si è abituata nei decenni come biglietto da visita di ingresso alla città. I tecnici sono in linea con il commento del neo sindaco Beppe Sala, che già a settembre, aveva invitato l’operatore “a trovare un’idea caratterizzante e forte per l’area, che al momento non c’è in misura sufficiente”.

Secondo i tecnici comunali la proposta del Gruppo Vitali contiene soluzioni per alcune funzioni pubbliche “inadeguate”, come quella per la prevista ludoteca. Il Comune manifesta poi il timore, già espresso nel parere negativo del Municipio 8, di un’eventuale sovrapposizione degli spazi commerciali ad attività già presenti o previste nel quartiere. E chiede una soluzione per mettere più in connessione le due parti di città, oggi separate dalla Fiera, cioè Citylife e piazza Gino Valle, sede di casa Milan. “Il progetto così non va bene, perché è debole – commenta l’assessore all’Urbanistica, Pierfrancesco Maran -. C’è anche un aspetto estetico: si sostituisce il timpano del Bellini con cinque edifici uno uguale all’altro, ma in un’area importante della città l’operatore deve imporre un progetto forte mentre questo è sotto il livello richiesto: ci hanno manifestato la volontà di proporre una soluzione migliore, attendiamo da loro e dalla proprietà di sapere come intendono procedere, se con un rilancio o con soluzioni diverse”.

Il Gruppo Vitali, e lo studio catalano assoldato, sono al lavoro per accogliere alcune prescrizioni su viabilità e parcheggi: “Rimaniamo in attesa di ricevere una versione aggiornata del progetto elaborato sulla base delle richieste dei diversi settori comunali oppure di concordare la data per un incontro per risolvere le criticità” scrivono i tecnici. Da Palazzo Marino trapela poi un certo fastidio verso una riqualificazione che, tra lo stadio tramontato e un progetto ritenuto davvero al di sotto delle aspettative dell’area, ancora tarda ad arrivare, anche con qualche colpa del proprietario dell’area, Fondazione Fiera. I costruttori bergamaschi si dicono disponibili a seguire le indicazioni del Comune, entro la primavera dovrebbero ultimare la nuova versione.

Intanto è stata finalmente fissata la data definitiva dell’apertura del tunnel di via Gattamalata, a pochi metri dalla Fiera: la galleria lunga 950 metri che collega viale De Gasperi con via Gattamelata, completata quattro anni fa e mai utilizzata, aprirà domenica 26 febbraio. Oggi il cavalcavia del Ghisallo rimarrà chiuso per finire la segnaletica: il tunnel all’ora di punta, al mattino, avrà un carico, si stima, di circa 2.500 veicoli all’ora. Il Comune ha effettuato alcune modifiche alla viabilità per andare incontro alle preoccupazioni del quartiere e si impegna a controllare la situazione per i prossimi tre mesi.

Tunnel Gattamelata: sarà a uso esclusivo di pochi privati?

da: Il Mirino – La finestra su Milano, un articolo di luned’ 9 gennaio 2017

In risposta a “Curiosity2017”

Al Portello tramontata l’ipotesi stadio Milan nell’area di proprietà Fondazione Fiera, dove per intenderci sorgono i primi padiglioni che accolgono chi entra in città, pareva dovesse avviarsi l’operazione “Milano Alta”. Tale progetto, originariamente meno impattante e problematico rispetto allo stadio tanti consensi aveva riscosso in origine, ma quest’anno, alla prova dei fatti nei mesi scorsi in fase di presentazione, è apparso profondamente stravolto rispetto all’originale che e quindi è stato bloccato da Palazzo Marino.

Nel nostro Municipio 8, proprio adiacente al Portello, c’è un’opera pubblica, pagata dai milanesi, che da oltre un anno è stata terminata, ma è ancora oggi colpevolmente non accessibile alla cittadinanza. Questo per precisa volontà politica della scorsa e pare anche dell’attuale amministrazione.

percorso-tunnelSi tratta del nuovissimo e immacolato tunnel denominato Gattamelata che, tolte le barriere di accesso, collegherebbe il vialone delle autostrade (all’altezza del campo sportivo 25 Aprile, bypassando la circonvallazione) alla zona Fiera e viceversa (vedi foto).

Pensata negli anni 90, quando la Fiera “pesante” era ancora in città, per togliere dal quartiere Portello l’accesso dei mezzi provenienti dalle autostrade diretti in Fiera e finanziata dalle varie amministrazioni che si sono succedute l’opera, se aperta, sarebbe anche oggi utile a decongestionare il traffico sempre pesante nell’area del Portello, indipendentemente dagli ormai esigui eventi fieristici.

Per questo come Lega Nord da tempo proponiamo un’apertura graduale e controllata verificando “sul campo” gli effetti sul traffico locale, ma siamo sempre stati inascoltati.

A fine d’anno è arrivata la “geniale” iniziativa del Municipio 8.

Prevedere l’accesso al tunnel esclusivamente per accedere ai futuri parcheggi sotterranei di servizio agli edifici che sorgeranno (uffici, negozi, cinema, palestre, appartamenti?) nell’area che pareva destinata allo stadio del Milan e che nessuno oggi è in grado di prevedere con esattezza come sarà composta.

Così si legge in vari punti nella delibera Municipale:

  • Richiedere l’uso esclusivo come collegamento tra le autostrade in ingresso a Milano e i parcheggi interrati.
  • Utilizzo del tunnel a uso esclusivo dei parcheggi senza immissione nella viabilità locale.
  • Richiedere che la realizzazione della connessione tra il tunnel ed i parcheggi interrati e tale uso esclusivo sia condizione necessaria per il via libera al progetto.

Nonostante in aula ci siano stati penosi tentativi dei proponenti di nasconderlo, di fatto si chiede la cessione di una costosissima opera pubblica, a uso esclusivo privato e di pochi! Splendido!

In Municipio 8, unici contrari il gruppo Lega Nord e un consigliere popolare.

Enrico Salerani – capogruppo Lega Nord Municipio 8

Portello, Maran boccia la nuova Milano Alta: “Piano da rivedere, non ci convince”

Altra tegola sul Portello a due anni di distanza dal lancio del bando.

di GIAMBATTISTA ANASTASIO

Milano, 4 novembre 2016 – A Palazzo Marino il dado è tratto: “Il nuovo progetto di riqualificazione del Portello presentato dal Gruppo Vitalnon ci convince” fa sapere Pierfrancesco Maran, assessore comunale all’Urbanistica. Nelle scorse settimane il sindaco Giuseppe Sala aveva già scandito una mezza bocciatura: “Manca la scintilla”. Così aveva detto il primo cittadino a proposito della seconda versione di “Milano Alta”. Nel frattempo, però, in Comune sono proseguiti gli approfondimenti. E le conclusioni saranno messe nere su bianco nelle prossime settimane, non appena si renderà necessario il pronunciamento dell’amministrazione, non appena sarà terminata l’eterna trattativa tra Fondazione Fiera, proprietaria dei 56mila metri quadrati da riqualificare, e il gruppo bergamasco.

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Le richieste di modifica che la Giunta comunale avanzerà ai Vitali sono soprattutto due: “Dal punto di vista dei contenuti e delle funzioni deve esserci più spazio per la fruizione pubblica dell’area – spiega Maran –, il Portello deve essere un luogo vissuto e frequentato. Anche ammesso che tutti gli spazi commerciali e gli uffici siano dati in affitto, c’è il rischio di un posto vissuto solo in orario di lavoro. Dal punto di vista estetico, con quelle cinque torri tutte uguali questo progetto non sembra all’altezza del respiro internazionale di Milano e della sua immagine, per intenderci quella rappresentata da piazza Gae Aulenti”. L’ennesima tegola su un progetto che annaspa. Il bando con il quale Fondazione Fiera ha messo a gara l’area risale ormai a ottobre del 2014. E a distanza di due anni nulla si è ancora mosso, complice l’incredibile ritiro del Milan consumatosi l’estate scorsa.

Da qui la riassegnazione dell’area al gruppo Vitali. E un altro anno di stallo. Secondo indiscrezioni tra la Fondazione e i costruttori bergamaschi sussistono tre motivi di conflitto. Innanzitutto in largo Domodossola si ritiene che gli assegnatari del Portello debbano corrispondere il canone annuo per il comodato d’uso dell’area (1,5 milioni di euro per i primi due anni, 3 milioni a partire dal terzo) già da febbraio 2016, data di stipula del contratto. Quindi la distanza tra le parti sugli oneri di urbanizzazione da corrispondere al Comune: i Vitali ritengono siano in carico alla Fondazione. Infine, i costi della bonifica, problema già sollevato dal Milan.

Indiscrezioni che dal Gruppo Vitali vengono smentite: “C’è un contratto, firmato a febbraio, perfettamente vigente, in forza del quale stiamo procedendo con le richieste autorizzative del caso”. Attenzione però alla precisazione in merito alle spese di urbanizzazione: “Gli oneri a carico di Milano Alta – fanno sapere dal gruppo – sono tutti coperti dal nostro piano economico finanziario mentre gli oneri di urbanizzazione sono contrattualmente a carico di Fondazione Fiera. Il timing che ci siamo prefissati prevede di iniziare la costruzione entro il primo quarter del 2017“. Prima, però, bisognerà accontentare le richieste di modifica del Comune.

Arriva Gorno Tempini. Per Fondazione Fiera sfide Portello e Arexpo.

Insediamento del nuovo presidente dell’ente. Sul tavolo temi urbanistici e assetti societari.

«Sono onorato di poter svolgere un lavoro come questo, al confine fra pubblico e privato, così come ho fatto in Cassa depositi e prestiti». Esordisce così Giovanni Gorno Tempini, neo presidente della Fondazione Fiera Milano, durante il suo discorso di insediamento. Con lui finisce l’era di Benito Benedini e comincia una fase nuova. Non priva di ostacoli.

Uno dei primi nodi da sciogliere riguarda il progetto del Portello. Il quartiere, che aspetta di avere nuova vita, è in totale stallo, con i cantieri in sospeso. Il bando per dare un nuovo volto all’area fu pubblicato da Fondazione Fiera due anni fa con l’obbiettivo di trovare un inquilino in grado di cambiare le sorti di un pezzo di città così strategico, a un passo da City Life e a due dall’autostrada.

Tuttavia la «rivoluzione» urbanistica non sembra immediata, soprattutto dopo che è tramontato il progetto del Milan di costruire il suo stadio. Con il gruppo Vitali la situazione non è diventata più semplice e la svolta attesa ancora non c’è stata. Tanto che c’è chi spera in un nuovo bando per turare una riga e ripartire da zero. Più probabile invece che si «correggano» le mancanze e si esca da questo punto morto.

Il primo a sottolineare che le cose, così come sono, non vanno bene è il sindaco Giuseppe Sala: «Le trattative con gli operatori non sono tramontate – spiega – ma quell’area per acquisire valore deve avere una caratterizzazione forte che ora non c’è. Non bastano certo gli spazi commerciali». Insomma, manca l’idea portante per la rinascita del Portello. E forse, il progetto dello stadio del Milan, ostacolato e dissuaso dall’ex sindaco Giuliano Pisapia, poi tanto male non era.

Giovanni Gorno Tempini nelle prossime settimane cercherà di capire «se lo stop che si è registrato è temporaneo o definitivo». «Per ora – spiega – è prematuro dare un’indicazione, prima approfondiremo il dossier».

Nodo numero due. Oltre alle sorti del Portello, il neo presidente dovrà anche pronunciarsi su Arexpo. E chiarire la posizione della Fondazione riguardo all’eventualità dell’uscita dalla società, strada ipotizzata dal precedente managment dell’ente.

Le aspettative sulla new era di Fondazione Fiera sono parecchie. Il sindaco Sala si aspetta che «la fiera contribuisca a rendere Milano una città più attrattiva e internazionale» e non si limiti «a gestire il patrimonio immobiliare della fiera». Ha parlato invece di nuovi «compiti importanti» per Fondazione Fiera il governatore della regione Lombardia Roberto Maroni: «Non gestisca solo il patrimonio immobiliare di proprietà della Fondazione Fiera, ma faccia della Fondazione Fiera lo strumento di promozione del comparto fieristico nel mondo».

«Ringrazio il presidente Maroni- dichiara Gorno Tempini – e tutti coloro che hanno condiviso tale designazione, in particolare il sindaco Sala. Questo unanime consenso da parte dei maggiori stakeholders della Fondazione costituirà per me un ulteriore stimolo per un forte impegno in una Fondazione che, partendo dagli importanti risultati conseguiti nel tempo, saprà interpretare in modo sempre attuale il proprio ruolo al fianco di Fiera Milano SpA e al servizio dello sviluppo economico del territorio e del Sistema Paese nel suo insieme».

Maria Sorbi – Il Giornale.it

Il Portello in faccia alla città. Un flop dopo l’altro.

I due «nuovi» padiglioni della Fiera «Milano city» progettati quando già si sapeva che la Fiera sarebbe andata fuori città, sono inevitabilmente nati vecchi. Per non parlare del demenziale tunnel Gattamelata.

di Claudio Schirinzi

Negli ultimi vent’anni del secolo scorso Milano ha legato la sua idea di modernità al progetto «Malpensa 2000»: un grande aeroporto che ci avrebbe consentito di raggiungere senza scali ogni angolo del mondo e che avrebbe portato a Milano imprenditori dei Paesi più lontani. Si parlava di «hub» con la presunzione di chi fonda il suo sapere sul sentito dire e si fantasticava di primati che inorgoglivano anche chi non era mai salito su un aereo. Poi sappiamo come è andata: Alitalia che ha puntato tutto su Fiumicino, la crisi delle compagnie aeree, i ridimensionamenti inevitabili. Appena nato «Malpensa 2000» era già superato per quanto riguarda le strutture e inadeguato per le nuove condizioni di mercato.

È sempre così quando si lascia passare troppo tempo dall’idea alla sua realizzazione. Quello che sta succedendo al Portello è emblematico: i due «nuovi» padiglioni della Fiera «Milano city» progettati quando già si sapeva che la Fiera sarebbe andata fuori città, sono inevitabilmente nati vecchi. Per non parlare del demenziale tunnel Gattamelata costato 115 milioni e ancora chiuso perché di dubbia utilità e soprattutto di costosissime spese di esercizio (si parla di 500 mila euro all’anno fra illuminazione e manutenzione). Un tunnel senza padre che ogni amministrazione dice di aver ereditato dalla precedente e che adesso si vorrebbe passare, come il classico cerino acceso, a chi si farà carico di trovare un futuro per l’area Portello.

Due anni fa c’era chi faceva letteralmente a gara per accaparrarsela. Vinse il Milan che lì avrebbe voluto realizzare un nuovo stadio. Ma poi cambiò idea. E allora avanti il secondo classificato, il gruppo Vitali, con il progetto «Milano alta» e l’avveniristica «green street» pedonale a sette metri d’altezza. Un piano rimaneggiato più volte, fino all’ultima versione che prevedeva la demolizione dei due padiglioni e la costruzione di cinque torri (Ibm, Decathlon, Conad, un grande albergo, servizi di interesse pubblico).

Ora anche il gruppo Vitali ha cambiato idea. Può darsi che sia una retromarcia tattica per trattare con la Fiera e con il Comune sui costi degli oneri di urbanizzazione, ma se così non fosse si dovrà andare a una nuova gara, un nuovo concorso di idee, nuove lungaggini. Da quando si è cominciato a ragionare sull’utilizzo dell’area delle ex Varesine (anni Sessanta) alla realizzazione delle torri Solaria e Diamante, a Porta Nuova, è passato mezzo secolo. Per cinquant’anni quel pezzo di città è rimasto inutilizzato. Un grande spreco che non si deve ripetere al Portello.

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Corriere della Sera – Cronaca di Milano