… e a causa delle vacanze (evidentemente), anche questo!

Repubblica – Berlusconi

No allo stadio al Portello: progetto in periferia, ma per Fininvest è un errore lasciare San Siro!

29.08.2015 di Salvatore Trovato
Repubblica - Berlusconi, no allo stadio al Portello: progetto in periferia, ma per Fininvest è un errore lasciare San SiroIl nuovo stadio è un bel progetto senza terreno. Il quotidiano La Repubblica in edicola stamane, prova a fare un po’ di chiarezza sui piani del Milan per la realizzazione della nuova arena di proprietà. A quanto pare, Fininvest, con in testa Marina Berlusconi, giudica un errore lasciare San Siro all’Inter. Tuttavia, l’idea non è stata ancora abbandonata.NO AL PORTELLO – Il futuro impianto, però, difficilmente sorgerà al Portello. L’idea dell’ex Fiera, infatti, è stata archiviata per le difficoltà tecniche e le incognite sulle bonifiche e sul quartiere densamente popolato, col rischio – scrive Repubblica – che diventasse un argomento contro Forza Italia nella prossima campagna elettorale per l’elezione del sindaco di Milano. È stato lo stesso Silvio Berlusconi a prendere la decisione, dopo aver sentito i pareri opposti delle figlie.LE ALTERNATIVE – Dunque, sarà più semplice costruire lo stadio in periferia, su un’area “libera”, possibilmente non industriale (da qui il dubbio sulle aree ex Falck di Sesto). Si pensa, ad esempio, a Baggio o alla zona oltre la tangenziale Ovest (confinante con Milanofiori e il Forum di Assago), servita da autostrade e metropolitana.
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Questo articolo era sfuggito!

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Barbara si arrende: niente stadio nell’area del Portello

Barbara Berlusconi (getty images)

Il progetto di Barbara Berlusconi sembra essersi arenato quasi definitivamente. Era stata la figlia del patron Silvio e attuale amministratrice delegata per l’area marketing del Milan a lanciare l’idea della costruzione di uno stadio di proprietà tutto rossonero, a far sviluppare il progetto architettonico al suo team di specialisti, ad individuare nell’area del Portello, a pochi passi da Casa Milan, la zona ideale dove far sorgere il nuovo impianto che avrebbe arricchito ulteriormente il club.

Lo stadio di proprietà si farà, come ribadisce oggi La Repubblica, ma Lady B deve abbandonare l’ipotesi Portello; troppe le incongruenze e le incomprensioni su questa area cittadina, viste le primissime proteste degli abitanti che avrebbero rischiato di intralciare i lavori. Passando poi per i mancati accordi con Fondazione Fiera per la bonifica dei terreni e la difficoltà di trovare un’intesa persino con Citroen al fine di utilizzare anche i terreni circostanti di proprietà della nota casa automibilistica francese.

Sotto l’input di papà Silvio dunque Barbara Berlusconi dovrà cominciare a vagliare nuove aree papabili, mettendo in conto ritardi inevitabili sulla tabella di marcia prestabilita. Possibile che ci si indirizzi su zone meno abitabili ed industriali per evitare querelle sulle proprietà territoriali. Il quartiere Baggio potrebbe essere un’idea, già spuntata mesi fa prima dell’iniziale ok per il Portello. Ma la famiglia Berlusconi starebbe vagliando anche un’area più periferica, raggiungibile in tangenziale e non lontana dal Forum di Assago e da Milanofiori.

Redazione MilanLive.it

Ci mancava solo di entrare a far parte di una guerra intestina!

Portello, stadio Milan: Marina Berlusconi pensa a San Siro, Barbara tira dritto.

Le sorellastre Marina e Barbara hanno idee ben diverse: la prima ritiene che sarebbe un grave errore lasciare San Siro all’Inter, mentre la seconda spinge per il grande cambiamento per una questione di merchandising

Milano, 30 agosto 2015 – Spifferi, indiscrezioni, contraddizioni. Tutto ciò da mesi si sente riguardo la costruzione del nuovo stadio di proprietà del Milan, in zona Portello. In realtà, al momento, trattasi di un progetto di plastica e parole, un impianto “fantomatico” sul quale restano legittimi dubbi. «Si fa», l’annuncio in via Rossi ad inizio luglio. «A certe condizioni, non più al Portello», la retromarcia nei primi giorni di agosto. Sullo sfondo tante ombre, troppe. Vero, ci sono difficoltà tecniche e incognite sulle bonifiche in un quartiere con grande densità di popolazione: erano stati preventivati costi per 20-30 milioni ma, di fronte alla mancata consegna di documenti relativi al sottosuolo da parte di Fondazione Fiera, la famiglia Berlusconi ha capito che la spesa sarebbe stata ben superiore, col rischio di trovarsi comunque di fronte qualche ricorso al Tar. E così è partita una “due diligence” sui terreni per capire se la zona è idonea ad ospitare un impianto che deve scendere dieci metri sottoterra.

In questo stato d’incertezza (le parti si rivedranno a settembre perché, è bene ribadirlo, al momento non è stato firmato alcun contratto d’affitto dei terreni) però, Silvio Berlusconi, dopo aver sentito i pareri (opposti) delle figlie, ha cominciato a prendere in considerazione piani alternativi per un investimento da 300 milioni (150 dei quali finanziati dalle banche): spostare il sogno in periferia, realizzare il nuovo stadio su un’area libera da vincoli (che non abbia bisogno di interventi infrastrutturali), magari non industriale (potrebbero calare le quotazioni del’area ex Falck di Sesto San Giovanni). E così non solo torna d’attualità l’ipotesi di edificare sulla zona dell’Expo (con il più ampio progetto della “cittadella dello sport”, da finanziare con i contributi della Comunità Europea), ma si riparla con insistenza anche all’area demaniale delle caserme a Baggio.

Non solo: le ultime voci riferiscono di un interessamento per l’area limitrofa alla tangenziale ovest, praticamente a ridosso del Forum di Assago. Il vero problema è che l’argomento “stadio di proprietà” non trova tutti d’accordo in famiglia, anzi: le sorellastre Marina e Barbara hanno idee ben diverse. La prima ritiene che sarebbe un grave errore lasciare San Siro all’Inter, anche perché quando si vende un “brand” come il Milan si vende anche un’icona, e in tal senso lo è il glorioso impianto meneghino; mentre la seconda spinge per il grande cambiamento per una questione di merchandising (che aumenterebbe i ricavi).

Una spaccatura in famiglia che certamente non accelera le decisioni (con l’Inter alla finestra ma solo fino a settembre perché diretta interessata al futuro di San Siro) in un momento delicatissimo per il futuro del club. Perché oramai la trattativa con Mr Bee e la sua cordata per il passaggio del 48% delle quote è ad un bivio. Il “closing” non c’è stato, dell’assegno di 480 milioni non c’è traccia (la cosa ha influito sulla “frenata” per lo stadio) e l’ex Cavaliere continua a ripetere: «Speriamo di chiudere la trattativa». Evidentemente la partita è ancora tutta da giocare e, soprattutto, non tutti i nomi dei giocatori sono noti. Eppure in serata dall’Asia giungono rassicurazioni: il broker thailandese e i suoi soci starebbero lavorando per chiudere l’operazione entro il 30 settembre, scadenza per il “closing” con la famiglia Berlusconi. Insomma, nonostante un contesto congiunturale poco favorevole, vista l’agitazione delle Borse asiatiche, il momento tanto atteso in Casa Milan potrebbe arrivare. Perché con tanti soldi in cassaforte sarebbe anche più facile costruire uno stadio.

da: Il Giorno di Domenica 30 Agosto.

Non sapremo mai cosa effettivamente c’è sotto!

Fiera Milano, l’ira di Benedini dopo il caso della consulenza al socio del figlio: “Vi caccio a calci”.

Il presidente della fondazione milanese contro l’allora amministratore delegato della società milanese delle esposizioni autore di un esposto che coinvolge il socio di suo figlio

di Gaia Scacciavillani | 28 agosto 2015

Benedini

Non c’è ipotesi di reato che valga la candela. Per il presidente del Sole 24 Ore e, soprattutto, della Fondazione Fiera Milano, il Cavaliere del lavoro Benito Benedini, i panni sporchi si devono lavare solo in famiglia. O, almeno, è quanto emerge dagli atti dell’inchiesta sulla consulenza da potenziali 600mila euro che Manutencoop aveva affidato ad House Tech, un’azienda del socio del figlio di Benedini, Carlo Brigada, per ottenere un appalto da 25 milioni di euro da Fiera Milano. Poi effettivamente vinto dalla cooperativa emiliana, ma, proprio in seguito alla scoperta della consulenza, bloccato dall’ex amministratore delegato della società delle esposizioni milanesi, Enrico Pazzali, che ha prontamente presentato un esposto in Procura in merito alla vicenda.

Ed è stata proprio questa mossa, non la consulenza, a far perdere la testa a Benedini che pure con il socio del figlio condivideva gli affari in un’altra azienda, la I.T.D.. Convocato dagli investigatori nel marzo scorso, come si legge negli atti dell’inchiesta – al momento in attesa della pronuncia del Gip sull’opposizione di Pazzali alla richiesta di archiviazione formulata dalla Procura – il 27 marzo 2015 il Cavaliere “si presentava in questi Uffici, in occasione della verbalizzazione, alquanto adirato nei confronti dei vertici di Fiera Milano, in particolare di Enrico Pazzali, sottolineando, fuori verbale, che quest’ultimo avrebbe dovuto rivolgersi a lui e non fare denuncia alla Procura della Repubblica. Continuava a ripetere, in evidente stato di agitazione, che per questa cosa li avrebbe cacciati via tutti a calci da Fiera Milano”.

Parole imputabili esclusivamente all’agitazione del momento e che un uomo delle istituzioni del calibro di Benedini non pensava affatto? Non si direbbe, visto che di lì a poche settimane Pazzali veniva effettivamente messo alla porta. Proprio nei giorni della deposizione, infatti, la Fondazione Fiera – un ente di diritto privato che però svolge funzioni “di interesse generale, senza fini di lucro e la cui gestione è ispirata a criteri di efficienza ed economicità” e i cui vertici sono nominati da Regione Lombardia, Comune di Milano, Camera di Commercio e Presidenza del Consiglio dei ministri – in quanto azionista di maggioranza di Fiera Milano, stava stilando la lista dei candidati per il rinnovo dei vertici della partecipata che in quelle settimane era anche alle prese con l’imminente apertura dell’Expo.

Il nome di Pazzali era stato escluso dall’elenco fin dalla prima stesura che includeva invece una rosa di fedelissimi di Benedini. Come l’allora direttore generale della Fondazione Fiera, Corrado Peraboni. O Franco Moscetti, nominato Cavaliere del lavoro dallo stesso Benedini nel 2012 – quando quest’ultimo guidava la Federazione Nazionale dei Cavalieri del lavoro – e all’epoca ad di Amplifon, società che figura tra i clienti della Itd di Brigada e Benedini junior di cui Benedini senior è presidente. Chiudeva il cerchio Maria Stella Brena, presidente del collegio sindacale della Progetto Grano, società della famiglia Benedini in pegno a Intesa Sanpaolo. Ma anche membro del collegio sindacale della Amplifon di Moscetti, che con lei figura pure tra i vertici della Fondazione Angelo De Gasperis, di cui l’ottantenne Benedini è presidente.

Ma il troppo è troppo anche per il potente Benedini che, in seguito alla pubblicazione della prima lista sui giornali, ha dovuto rinunciare a Moscetti e Brena. Anche di questo si parla davanti agli investigatori. Quando il Cavaliere, sempre fuori verbale, “spiegava di essere in attesa di una telefonata dal Presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni, in relazione al consiglio al quale avrebbe dovuto partecipare quella sera ed in cui si sarebbero decise le sorti dei vertici di Fiera Milano. Infatti, dopo pochi minuti, riceveva una telefonata sul proprio cellulare asserendo che si trattava del Presidente Maroni al quale diceva di non essere molto d’accordo con la seconda ipotesi, ma che l’avrebbe in ogni caso accettata”.

Non c’è traccia, invece, di accenni nella conversazione all’imbarazzante caso che vedeva Benedini convocato dagli investigatori per riferire di non “aver mai saputo nulla dei contratti di consulenza che House Tech aveva stipulato con Manutencoop e di aver appreso della vicenda solo dopo gli articoli stampa”. Versione per altro confermata dal figlio e dal socio Carlo Brigada che in una delle deposizioni aveva affermato di non aver detto nulla del contratto a Benedini senior in “quanto essendo lo stesso persona molto attenta alla forma poteva paventare un conflitto di interesse”, mentre in un’altra precisava “di aver informato il suo socio Riccardo Benedini di aver stipulato un contratto tra House Tech e Manutencoop, ma di aver tenuto la cosa nascosta al presidente della I.T.D. Benito Benedini, in quanto temeva una sua reazione negativa”, come si legge nei verbali dove gli investigatori notano che “anche questa dichiarazione di Brigada appare poco credibile”. Così come ritengono “poco credibile” l’affermazione di Benedini senior di “non conoscere la società House Tech se si considera che la stessa è di proprietà di Brigada Carlo e che quest’ultimo è l’amministratore unico di una società, I.T.D, di cui Benito Benedini è presidente”.

Del resto, notano gli investigatori, le testimonianze non hanno contribuito molto a chiarire il quadro degli eventi. Anzi. “La vicenda ricostruita a seguito dell’esposto presentato da Pazzali e riassunta nella presente e precedenti informative – si legge ancora nelle carte -, presenta chiaramente degli aspetti dai quali si desume un macroscopico interesse di tutte le parti coinvolte a nascondere i reali contorni della vicenda”. Al punto che “emergono dichiarazioni contrastanti sin da primo momento, allorquando il procedimento è iscritto a modello 45. Solo quando codesta A.G. iscrive il procedimento a modello 44 e le parti coinvolte vengono risentite formalmente cambiano versione rendendo ancora poco credibile tutta la vicenda”.

Gli investigatori mettono quindi nero su bianco che a loro parere Carlo Brigada; il referente commerciale di Manutencoop Carlo Sigillo; il collega di un’altra società del gruppo e amico di Benedini junior, Roberto Erba; Riccardo Benedini e Benito Benedini “hanno tutti un evidente interesse, per i ruoli che ricoprono nelle rispettive aziende, alla consulenza per la gara di appalto indetta da Fiera Milano. Dalle loro dichiarazioni emerge, però, che nessuno di loro fosse realmente interessato, che i mandati erano stati firmati ma non ottemperati. Significativa è la reazione di Benito Benedini il quale, in questi Uffici non è irritato dal fatto di essere stato coinvolto senza saperne nulla, così come sostiene, ma è molto adirato invece nei confronti di Enrico Pazzali e dello staff Dirigenziale di Fiera Milano per aver informato l’A.G. e non lui. Tutti, indistintamente, adducono elementi di fatto poco credibili ed inverosimili”.

Sesto, sulle aree Falck Bizzi apre al Milan: intesa possibile sullo stadio.

I rossoneri avevano valutato l’area dopo il Portello di Luca Talotta

STADIO – Si valutano due nuove aree per la costruzione.

Le aree del Portello sembrano essere ormai fuori dai piani della società rossonera, che ora pensa a due sedi più strategiche, ma anche più periferiche nel territorio cittadino.

stadio milan novità

STADIO – Portello sì, Portello no. Sembrava tutto fatto per l’avvio dei lavori di bonifica per l’area milanese in cui il Milan, di comune accordo con il Comune e con i partner societari, aveva deciso di far sorgere il nuovo stadio. L’idea della dirigenza era quella di creare un polo cittadino dove concentrare tutte le sue strutture, avendo già inaugurato con successo Casa Milan nella stessa zona. Stando a quanto riporta Milano Finanza, ci sarebbe la retromarcia pesante del  club, che si starebbe guardando intorno alla ricerca di nuovi siti disponibili.

BIS – Le due opportunità in questione sarebbero l’ex area Falck di Sesto San Giovanni e un terreno a Rho-Pero, proprio a ridosso dei padiglioni dell’Expo. Nulla di diverso sul costo dell’investimento, che ammonterebbe circa a 300 milioni di euro, mentre sulle infrastrutture queste nuove soluzioni offrono importanti spazi di manovra al Milan: infatti sia l’area di Sesto che quella di Rho hanno disponibilità immediata per quanto riguarda il collegamento alla rete dei mezzi pubblici, nonostante rappresentino due luoghi più periferici rispetto al centralissimo Portello.

Stadio Milan, rischio penale da 5 milioni: possibile incontro Berlusconi-Fondazione Fiera

Il Milan è in guerra con Fondazione Fiera Milano. Dopo che il club di via Aldo Rossi ha espresso alcuni dubbi in merito ai costi di bonifica dell’area del Portello dove dovrebbe sorgere lo stadio, è nato un botta e risposta tra le parti a suon di comunicati ufficiali. L’ente proprietario del terreno accusa la società rossonera, nello specifico Barbara Berlusconi, di non voler rispettare gli impegni assunti vincendo il bando di assegnazione. Da Casa Milan, però, non ci stanno e ribattono. Si potrebbe finire per vie legali e Tuttosport scrive che c’è il rischio di dover pagare una penale di circa 5 milioni di euro nel caso in cui venisse ritirata la proposta di costruire l’impianto sportivo in quella zona.

Ad occuparsi direttamente di questa vicenda potrebbe essere Silvio Berlusconi. Le diplomazie sono al lavoro per organizzare un incontro tra il patron milanista e Benito Benedini, presidente di Fondazione Fiera Milano. Un summit chiarificatore che dovrebbe precedere quello tra Barbara Berlusconi e lo stesso numero uno dell’ente.

Redazione MilanLive.it