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Milan: torna il sogno Stadio. Ora il Club punta sulle aree Unipol.

Milano, 13 maggio 2016 – “Come nelle favole, il rospo di via Stephenson potrebbe diventare un principe se a baciarlo sarà la principessa-Pgt (Piano di governo del territorio, ndr)”. Quel bacio, però, non è mai stato scoccato. Correva il giorno 6 del mese di ottobre dell’anno 2010 quando furono proferite quelle parole. E a proferirle, ad auspicare il lieto fine, era un Cupido che si giocava la riconferma nell’emiciclo di Palazzo Marino: l’allora assessore comunale all’Urbanistica, Carlo Masseroli. Da lì a sei mesi ci sarebbero state le elezioni. Quel bacio, aveva promesso Masseroli, avrebbe trasformato un’area ex industriale in un «distretto del business in stile La Defense di Parigi». Tutto grazie a un numerino magico: 2,7. Tale era l’indice volumetrico stabilito nel Pgt dall’assessore, abbastanza per rendere l’area «il posto perfetto per costruire grattacieli»: in quei giorni se ne profetizzarono addirittura 50. Vuoi perché a vincere le elezioni fu Giuliano Pisapia e il Pgt fu riscritto,vuoi perché le fiabe non sempre sopravvivono alle campagne elettorali, il rospo è rimasto tale e delle 50 torri della “Defense meneghina” oggi c’è poco e niente.

A scoccare il bacio giusto per il riscatto dell’area di via Stephenson pare possa essere, ora, non più una principessa ma un (ex) Cavaliere, quello più noto d’Italia: Silvio Berlusconi. Secondo quanto riferito da fonti vicine al leader di Forza Italia, il Milan sta pensando di trasporre in via Stephenson quel progetto dello stadio di proprietà partorito, e poi abortito, per il Portello. Con ordine, allora. L’area in questione si trova alla periferia nord-ovest della città, tra il sito Expo e il Musocco, racchiusa tra l’autostrada A4 a nord, la A8 a ovest e la ferrovia a sud. Le vie urbane che la delimitano e scandiscono sono, oltre alla Stephenson, via Polonia e Val Formazza. In tutto fanno 450mila metri quadrati ancora oggi in buona parte occupati da capannoni e magazzini industriali dismessi e da torri di sicuro impatto ma di alterna fortuna. Al Milan, però, bastano meno di 2.000 metri quadrati per il progetto stadio. La proprietà dell’area è di Unipol, che l’ha ereditata dal dissolvimento dell’impero Ligresti, e i primi contatti tra il club e la società pare ci siano già stati. Unipol, si riferisce, avrebbe tutto l’interesse a trovare una soluzione per un’area che oggi nel proprio portafoglio è un peso morto. Un pregiudizio positivo che potrebbe tornare utile se e quando ci sarà da discutere di bonifiche. Sulla sponda rossonera, Adriano Galliani, il 28 aprile, in occasione dell’assemblea dei soci del club, ha fatto sapere che lo stadio di proprietà resta «un obiettivo strategico del Milan», parole poi riprese anche nel comunicato ufficiale diramato da via Aldo Rossi. L’accessibilità all’impianto sarebbe assicurata dalle autostrade ma anche, sul versante urbano, dal riordino della viabilità portato in dote dall’Expo. Intorno a via Stephenson ci sono, poi, centri d’attrazione che possono realizzare quel concetto di “stadio urbano” sul quale ha molto spinto il club nel corso dell’asta per il Portello: il multisala Uci Cinema e il Boscolo Hotel, oltre alle strutture che riconvertiranno il sito Expo, possono infatti contribuire a fare del “San Siro bis” uno stadio da vivere 7 giorni su 7.

La domanda vera è anche quella più banale: con quali soldi un Milan indebitato per circa 90 milioni di euro può pensare ad un nuovo stadio? La risposta che viene fornita è più che suggestiva: tra le condizioni che Berlusconi avrebbe posto alla cordata cinese interessata a rilevare il club ci sarebbe anche la costruzione di un nuovo stadio da intitolare a lui, sul modello, stavolta, del Santiago Bernabeu di Madrid. «Silvio – assicurano i suoi – non vuole separarsi dal Milan senza lasciare un segno. L’ennesimo».