Sono saltate decine di proposte perché “non di pubblica utilità” per la zona. L’arrivo della Rai, invece…

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Intervista a Massimo Vitali.

“Il nostro progetto sul Portello resta valido”

Il presidente dell’omonimo gruppo: “Non sarà uno shopping center, ci lavoreranno 5mila persone. Stiamo rispondendo al Comune. Impossibile mantenere i padiglioni esistenti”

“NON gli ho ancora presentato il bimbo, non può dirmi che non gli piace”. Beppe Sala non ha espresso un giudizio molto positivo su Milano Alta, il progetto di trasformazione del Portello, ed è proprio al sindaco che Massimo Vitali, presidente dell’omonimo gruppo che dovrà realizzarla, si rivolge per dire che “oggi non c’è ancora il tema del “mi piace oppure no” perché siamo al passaggio prima”.

Vitali, il Comune ha però più volte detto che così com’è il progetto non va.
“Oggi siamo alla progettazione urbanistica, cioè di sagome, volumi, altezze. Dire che non si gradisce un progetto urbanistico è come negare l’edificio esistente, cioè l’ingombro. Non siamo alla fase edilizia, le torri possiamo modificarle in qualunque momento”.

Il sindaco lo ritiene un progetto “non all’altezza” della zona, cosa ne pensa?
“A mio avviso il progetto ha trovato il gradimento di tante aziende”. Ma se non piace al Comune e al sindaco forse è un problema non crede? “Stiamo anticipando le tappe, quando sarà approvato il piano urbanistico presenteremo il progetto. Dateci il tempo, dico. Noi siamo già andati nel futuro con il nostro innovation building costruito a Peschiera, e siamo sicuri di poter fare ancor meglio. Noi ci adeguiamo: siamo pronti a soddisfare ogni richiesta, se il cliente ordina eseguiamo”.

Il timore espresso dalla giunta è che somigli a un grande centro commerciale.
“Ci lavoreranno cinquemila persone, non è uno shopping center, semmai più un centro direzionale, un posto iconico”.

Dicono che non ha un’anima, come intendete connotarlo?
“L’iconicità è il contenuto. Ci sarà un piano di 15mila metri quadri di food con importanti catene, come la Brunelli. Abbiamo una serie di accordi vincolanti già sottoscritti. C’è poi l’hotel più grande di Milano, della multinazionale One, low cost a prezzo fisso. E poi una palestra, e una clinica di una nota famiglia milanese”.

Lei parla di Milano Alta come di “un progetto che si sta sviluppando”. In realtà potrebbe non andare così, o no?
“Abbiamo un contratto preliminare con Fondazione Fiera, in uno stato di diritto non c’è il dubbio di non procedere. In queste ore depositiamo le richieste di integrazione che ci hanno chiesto”.

Per esempio?
“Sono prescrizioni tecniche. Ci hanno chiesto di togliere per esempio l’ingresso al parcheggio da viale Scarampo”.

I tecnici parlavano di funzioni “inadeguate”, le avete cambiate?
“Il piano attuativo contiene funzioni come la mediateca, ci è stato chiesto di declinarle meglio. Tutte prescrizioni semplici. Poi presenteremo il progetto e in due mesi siamo pronti a partire, ma non siamo ancora lì, vorremo arrivarci presto”. Se cosi non andrà ci sono penali? “Io sono ottimista. Siamo in grado di farlo in 12 mesi. Non è un tema”.

C’è un contenzioso con Fondazione Fiera?
“Al momento no, ma non ho la sfera di cristallo…”.

Voi avevate vinto la gara con un progetto diverso da quello di oggi, come mai l’avete cambiato?
“Era impossibile mantenere gli edifici del Bellini, sono stati costruiti vent’anni fa con rilevanti problemi strutturali. Non possiamo fare edifici nuovi che non rispettano le norme anche antisismiche”.

Potete ancora permettervi di fare questo progetto a livello finanziario?
“Il progetto ha tutti gli interlocutori, abbiamo gli investitori a lungo termine e assicurazioni pronte a investire. E abbiamo locato il 100 per cento degli spazi.

Io opero da 30 anni e queste cose le ho viste tante volte. Siamo abituati a queste operazioni, è normale democrazia che ci siano i mal di pancia. E noi ci adeguiamo”.
R.it – 30 marzo 2017

Ex Portello, salta anche il piano Vitali

 – 28 marzo 2017

A inizio marzo è stato l’incontro con il Comune di Milano e l’assessore all’Urbanistica Pierfrancesco Maran a mettere un freno al progetto “Milano Alta” del gruppo Vitali-Stam per la riqualificazione dell’area Portello di Milano.

Ora sta andando in questa direzione anche la Fondazione Fiera Milano, l’ente controllato da Comune e Regione Lombardia che ha bandito la gara due anni fa (in quanto proprietario dei terreni e dei padiglioni), i cui vertici stanno valutando di rescindere il contratto e voltare pagina, nonostante gli ultimi tentativi del gruppo di modificare il piano finanziario, sostenendo di poter avere anche altri partner (oltre Stam).

La proposta originaria di Vitali-Stam è stata oggetto di un dibattito iniziato mesi fa, subito dopo l’insediamento del sindaco Giuseppe Sala: si sono susseguite lettere e risposte, richieste di modifiche e incontri. La tensione è salita. Ora si potrebbe rapidamente andare verso un punto di rottura.

Nemmeno l’ente presieduto da Giovanni Gorno Tempini, infatti, sembra intenzionato a dare il gradimento a quel progetto, che pur avendo subito qualche cambiamento come richiesto da Palazzo Marino e Fondazione Fiera, risulta inadeguato per il Portello, quartiere d’ingresso di Milano per chi arriva da Nord, una delle principali zone che l’amministrazione intende rilanciare, dopo la rinuncia alla costruzione dello stadio da parte del Milan.

Il gruppo Vitali-Stam era arrivato secondo alla gara, e dopo la rinuncia della società calcistica è subentrato. Era l’epoca della presidenza di Benito Benedini alla Fondazione Fiera, e questo doveva essere il suo fiore all’occhiello, ma il bilancio si conclude con un nulla di fatto, una causa legale appena chiusa e un’altra probabilmente in arrivo. La prima, con il Milan, si è conclusa con una transazione dopo un tira e molla durato un anno e mezzo. Quella con Vitali-Stam è possibile che possa prendere piede con le stesse dinamiche, anche se non si esclude che si trovi un’intesa amichevole.

Vitali prevedeva un investimento di oltre 100 milioni per realizzare un complesso architettonico polifunzionale con servizi alla persona. Nel piano ci sarebbe anche un percorso ciclo-pedonale sopraelevato, la green street, da piazza Gino Valle a CityLife, e un hotel da 350 camere.

Nei termini economici dell’accordo c’era anche un canone per la concessione del padiglione 1-2 della Fiera (1,5 milioni annui per 2016 e 2017 e da 3 milioni dal 2018). Il gruppo Vitali ha chiesto poi di cambiare gli accordi e alla fine il punto d’incontro sarebbero stati 9 milioni di compensazioni che la Fondazione avrebbe dovuto riconoscere al gruppo. Successivamente il disegno urbanistico è stato in parte modificato dopo le richieste della Giunta: né parcheggio né cinema multisala. I dettagli potrebbero definirsi in settimana. Ma pare che per il Portello si dovrà pensare ad altro.