Ultimatum sul Portello: il Comune di Milano scrive alla Vitali SpA.

Una lettera di Palazzo Marino impone un ultimatum alla Fondazione Fiera di Milano e la società bergamasca Vitali Spa

Palazzo Marino sabato scorso ha sollecitato con una lettera i due contendenti a trovare una soluzione, rimarcando di essere pronto “entro dieci giorni” ad approvare lo studio di coordinamento progettuale unitario sul futuro dell’area.

Il Comune di Milano di fatto chiede alla Fondazione Fiera (proprietaria del padiglione 1-2 della Fiera Milano) e alla società bergamasca (assegnataria del compito di riqualificare il padiglione e l’area circostante) di presentare “congiuntamente” le modifiche richieste per arrivare alla ratifica dello studio.

Se i due società non troveranno una soluzione, il Comune di Milano considererà chiusa con esito negativo la pratica.
La mossa di Palazzo Marino non dovrebbe ottenere svolte, le due parti sono ormai pronte allo scontro nelle aule di tribunale.

I motivi dello scontro? Secondo la Fondazione Fiera la società bergamasca sarebbe inadempiente. La Vitali ha concordato con la Fondazione di largo Domodossola un canone annuo di 1,5 milioni di euro per i primi due anni e di tre milioni di euro a partire dal terzo.

Fondazione Fiera ritiene che Vitali Spa dovesse corrispondere il canone già dall’inizio del 2016, che sia sufficiente il contratto quadro sottoscritto a febbraio di quell’anno.

La Vitali, invece, sostiene di dover procedere al pagamento solamente dopo che avrà le chiavi dell’area. L’altra inadempienza della società bergamasca, secondo la Fondazione, riguarda i costi di bonifica e gli oneri di urbanizzazione. Anche in questo caso non ci sarebbe accordo.

La soluzione pare ormai affidata ai giudici. E la mossa del Comune di Milano appare solamente un pro forma, un tentativo, l’ultimo per trovare una via d’uscita.

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Milano, al Portello tutto da rifare. Salta il progetto del gruppo Vitali

Milano, al Portello tutto da rifare. Salta il progetto del gruppo VitaliIl rendering del progetto Milano Alta

Bocciato il piano subentrato a quello dello stadio del Milan. La società esclusa non ci sta e trascina la Fiera in tribunale. Ora un altro bando, la concessione in affitto o l’incarico a Prelios, terzo classificato

di ILARIA CARRA – 21 aprile 2017

Anche il piano bis per il Portello finisce in un’aula di tribunale. Dopo gli strascichi legali per il progetto fallito dello stadio del Milan, la Fondazione Fiera, proprietaria dell’area, ha infatti citato in giudizio per inadempienza Milano Alta, il progetto del gruppo Vitali che ne aveva preso il posto. Il gruppo però non ci sta a essere fatto fuori e ha riposto con lo stesso atto in tribunale, chiedendo inoltre all’ente il risarcimento di tutti i danni (pure d’immagine). E aprendo una guerra legale che complica ulteriormente una vicenda già deteriorata.

Il bando di Fondazione Fiera risale all’ottobre del 2014. La missione: trovare un inquilino in grado di cambiare il volto di questo pezzo di città che accoglie chi entra a Milano in autostrada. Dopo il clamoroso dietrofront del Milan, che ufficialmente è valso cinque milioni di risarcimento danni per l’ente, si è riaperta la partita del secondo classificato, Vitali. Ma l’idillio si è rotto presto. Fino all’ultimo atto. La Fondazione Fiera ha presentato un atto di citazione al tribunale di Milano, notificato a Vitali il 24 marzo, chiedendo di «accertare la sopravvenuta efficacia del contratto preliminare e di pronunciare la risoluzione del medesimo», avvertendo il Comune di ritenere appunto decaduto il rapporto con il costruttore.

Ma Vitali ha subito messo in campo la contromossa legale citando a sua volta in giudizio la Fondazione Fiera Milano «invocando il rispetto degli impegni assunti da Ffm che ora cerca di sottrarsi ala stipula del contratto definitivo con comportamenti illegittimi aventi l’unico scopo di procurarle un’indebita via di fuga». Per il presidente del gruppo, Massimo Vitali, il contratto preliminare firmato il 16 febbraio 2016 «è pienamente efficace e non siamo inadempienti. Se la Fondazione ha cambiato idea e non vuole assumersi gli oneri standard contrattualmente a suo carico ora è troppo tardi, anche il Comune deve proseguire l’iter e non addurre pretesti. Milano Alta sarà realizzata».

La giunta Sala, e il sindaco in primis, hanno avanzato più di un dubbio sul piano Milano Alta. Un mese fa, il 10 marzo, la Fondazione Fiera chiedeva a Vitali lo scioglimento consensuale del contratto sostenendo che «il Comune appare più che restio ad approvare il progetto Milano Alta» e che «ci troviamo dunque dinanzi a una questione irrisolvibile». Per Vitali invece la Fondazione Fiera ha tenuto «una condotta ostativa, di malafede e di reticenza» tanto da accusarla di inadempienza. Una battaglia di carte bollate con la quale il gruppo chiede al giudice che gli venga «trasferito il diritto di superficie sui padiglioni 1 e 2».

La vicenda si sposta ora in tribunale, e in un comitato esecutivo dell’ente ai primi di maggio. In quella sede si dovrà decidere la strada da prendere che difficilmente bypasserà una nuova procedura di evidenza pubblica. Palazzo Marino invoca «un progetto all’altezza e celerità»: «Prendo atto dell’interruzione dei rapporti tra la Fondazione e Vitali — dice l’assessore all’Urbanistica, Pierfrancesco Maran — ci aspettiamo ora dall’ente

una proposta di lavoro che ci riserviamo di valutare. Ben sapendo che quella è un’area che è una porta di accesso di Milano e ci aspettiamo un progetto di qualità». Chissà se sarà quello di quello di Prelios, che era in gara con il Magnete e che si è rifatta avanti con una lettera manifestando di essere ancora interessata. E chiede di rientrare in una partita dalla quale venne esclusa ai tempi della presidenza di Benito Benedini.

Tutto da rifare al Portello: “Il contratto con Vitali non è più valido”

Fondazione Fiera ufficializza il ricorso al tribunale in una lettera al Comune.

 di GIAMBATTISTA ANASTASIO – Ultimo aggiornamento: 20 aprile 2017
 L'area del Portello (Newpress)

L’area del Portello (Newpress)

Decisioni e date formalizzate da Fondazione Fiera in una lettera inviata il 13 aprile, solo sette giorni fa, all’Assessorato comunale all’Urbanistica a firma di Paolo Lombardi, direttore generale di largo Domodossola. Una lettera che nasce anche come risposta ad una richiesta di chiarezza avanzata all’ente da parte di Palazzo Marino. Proprio su queste pagine, il 25 marzo scorso, si era anticipata l’intenzione della Fondazione di risolvere ogni rapporto con l’impresa. E allora da Palazzo Marino era stata pubblicamente lanciata alle parti una richiesta di chiarezza. Ecco, allora, il passaggio clou della missiva firmata da Lombardi una settimana fa: «La vigenza e l’efficacia del contratto quadro sottoscritto il 16 febbraio 2016 tra Fondazione Fiera Milano e Vitali S.p.A., alla quale è subentrata Milano Alta, sono da noi contestate per i fatti e per i motivi illustrati nel nostro atto di citazione avanti il tribunale di Milano notificati a Milano Alta e a Vitali S.p.A. in data 24 marzo 2017, del quale vi abbiamo edotto nella precedente lettera del 5 aprile». Sì, sono due le lettere nella quale Fondazione Fiera fa sapere all’assessorato comunale all’Urbanistica di non considerare più né vigente né efficace il contratto col gruppo al quale è stato affidato il disegno futuro del Portello. «Con un atto del genere come possiamo noi andare avanti a trattare con i Vitali?» chiede, quindi, Pierfrancesco Maran, assessore comunale all’Urbanistica. «Noi avevamo chiesto alla proprietà del Portello e all’impresa che si è aggiudicata la gara per la sua riqualificazione di farci sapere se avessero o no l’intenzione di andare avanti insieme – ricorda Maran –. Le comunicazioni pervenuteci negli ultimi giorni ci impongono di interrompere il confronto con Vitali S.p.A. perché ci è stato detto con chiarezza che Fondazione Fiera ha deciso di intraprendere un’altra strada. Noi ne prendiamo atto e attendiamo che la proprietà del Portello ci faccia sapere come intende valorizzare un’area di grande interesse per lo sviluppo della città».

Maran e, prima di lui, il sindaco Giuseppe Sala non hanno mai nascosto il loro parere negativo nei confronti del progetto presentato dai Vitali. E il riferimento è al progetto bis, quello nel quale si prevede l’abbattimento dello storico padiglione 1-2 del Portello e le famose cinque torri, invece non contemplate nei fogli millimetrati coi quali l’impresa ha partecipato alla gara. Il motivo della modifica? L’impossibilità di riammodernare quel padiglione. Quelle palazzine hanno certamente creato delle frizioni tra l’impresa e Palazzo Marino, come riportato. Secondo Maran le modifiche di volta in volta offerte al Comune dai Vitali erano piuttosto marginali. Ma dietro a questo epilogo c’è soprattutto il mancato decollo dell’intesa tra Fondazione Fiera e i costruttori. Le inadempienze che ora da largo Domodossola sono contestate al gruppo Vitali non hanno a che fare solo con lo sforamento di qualche scadenza temporale ma anche con gli oneri di urbanizzazione e i costi delle bonifiche, gli uni e gli altri ora aumentati rispetto al progetto originario (quello che non prevedeva abbattimenti), senza contare la questione della retroattività del pagamento del canone per il comodato dell’area.

Il Giorno – Milano Cronaca

Milano Alta, il futuro del Portello. Vitali: “Sala dica che cosa vuole”

Massimo Vitali dovrà costruire sull’area del Portello il progetto Milano Alta. Ma si vocifera di una retromarcia di Fondazione Fiera: “Sala dica cosa vuole”

Milano Alta, il futuro del Portello. Vitali: "Sala dica che cosa vuole"

Massimo Vitali è il presidente del gruppo Vitali che dovrà costruire sull’area del Portello il progetto Milano Alta, dopo il caso chiuso dello stadio del Milan. Tuttavia, si vocifera che Fondazione abbia intrapreso una retromarcia: “A quanto ne so io, non ci sono contenziosi in atto. Se il problema è Beppe Sala, non so che cosa voglia il sindaco. Siamo pronti a ragionare“, spiega Vitali in una intervista ad Affaritaliani.it

Presidente Vitali, quanto costa Milano Alta.
Costa 160 milioni. Considerati i canoni attualizzati che saranno pagati a Fondazione, siamo a 250 milioni.

E’ sostenibile a livello economico?
Assolutamente sì. Stiamo parlando di un progetto che impiega 1000 posti di lavoro in fase di costruzione, un indotto annuo previsto di 5 milioni di euro. Ben 5000 posti di lavoro nel centro e il completamento del raggio verde numero 7, con un chilometro di percorsi ciclopedonali sicuri.

Facciamo un passo indietro. Che cos’è Milano Alta? Un polo per lo shopping.
No, assolutamente. Non capisco perché sia passata questa idea. Stiamo parlando di un centro direzionale, di un luogo dall’architettura unica, all’avanguardia tecnologica. Questo non è uno shopping center. Questo è un centro direzionale sostenibile: con affitto sostenibile, sostenibile dal punto di vista ambientale, sostenibile per la città. Vitali ha una caratteristica…

In che senso?
A differenza di altri costruttori noi siamo molto tecnologici. Usiamo la tecnologia per creare prodotti davvero spinti nel futuro.

Se tutto andasse bene, quando sarebbe completata Milano Alta?
Diciotto mesi.

Ma si farà?
Noi siamo pronti a partire immediatamente nel momento in cui ci danno il via libera.

Si parla di un contenzioso con Fondazione Fiera.
Non ne sono a conoscenza.

milanoaltaMilano Alta

Il Comune vi ha dato il via libera?
Non si tratta di variazioni complesse al Pgt, ma solo di approvare uno studio tecnico di coordinamento, studiato in linea con i precetti del Pgt di Milano. Tutto molto semplice, potrebbe essere approvato in pochissimo tempo. Ora sta al sindaco Sala fare la parte che spetta al Comune.

Sui giornali è uscito l’interessamento della Rai all’area, e che Milano Alta è di fatto un progetto finito.
Ripeto: non sono a conoscenza di contenziosi con Fondazione Fiera. E Milano Alta è un progetto importante per Milano. Farà lavorare moltissime persone a un progetto green, in linea con le aspettative con le aziende che arriveranno anche dalla Brexit. Quindi si può e si deve fare.

Se non dovesse andare in pianta stabile al Pirellone, l’Ema potrebbe trasferirsi da voi?
Ovviamente. Ma non c’è solo l’Ema in lizza. Al Portello ci sarà un luogo pulito, ordinato, green. Con tutte le qualità ricercate dalle grandi multinazionali. Per quanto riguarda la Rai, potrebbe venire da noi.

Ma la Rai potrebbe subentrare a voi sull’area, non affittare dopo gli spazi.
Io penso che la Vitali sappia fare il suo lavoro. Noi non siamo il problema, siamo la soluzione per la Rai, per la Fondazione Fiera, per il Comune. Lasciateci fare bene il nostro lavoro. Abbiamo esperienze internazionali di altissimo livello.

Lei è fiducioso?
Sono convinto, convintissimo. Questo è un progetto bello, con piccole strutture di vendita, negozi di vicinato. E ben 25 milioni di euro da investire di oneri di urbanizzazione. Potremmo creare un centro unico per le scuole civiche milanesi. Ma siamo disponibili a ragionare su quello che vuole il Comune, ci hanno suggerito le scuole civiche e stiamo lavorando su questo.