Portello, l’idea è un centro diagnostico. Le aziende sanitarie interessate sono tre

Non solo Humanitas.

In attesa pure il Centro Sant’Agostino e Crescenzia Srl

di GIAMBATTISTA ANASTASIO

Humanitas vanta già il primo Centro italiano per le malattie immuno-infiammatorie (Mdf)

Humanitas vanta già il primo Centro italiano per le malattie immuno-infiammatorie (Mdf)

Milano, 29 luglio 2017 – Un centro diagnostico di cinquemila metri quadrati. Questo il progetto per il quale Humanitas ha mostrato interesse in quel del Portello. Un progetto rimasto sulla carta ma non ancora accantonato. L’azienda ospedaliera di Gianfelice Rocca resta alla finestra. Il contenzioso legale nel frattempo apertosi tra Fondazione Fiera, proprietaria del padiglione e dall’area da riqualificare, e Vitali S.p.A. l’impresa bergamasca che si è aggiudicata i lavori di riqualificazione, impone cautela e prudenza. Ogni scenario futuro è subordinato all’esito del tentativo di conciliazione in corso tra le parti. Di certo l’apertura di un presidio sanitario era nella logica di «Milano Alta», il progetto che Vitali avrebbe sviluppato e che ora è pesantemente in forse. Ma questo non impedisce alla Fondazione di far tesoro delle manifestazioni d’interesse arrivate per l’area e di recuperarle per il progetto di riqualificazione tris dopo quello dello stadio del Milan e «Milano Alta». Sì: «manifestazioni» d’interesse, scritto e detto al plurale.

Negli ultimi mesi, infatti, non solo Humanitas ha preso contatti per il Portello. Insieme all’azienda ospedaliera di Rozzano si sono fatte avanti anche altre realtà del comparto sanitario: il Centro Medico Sant’Agostino, che vanta sedi sia a Milano sia a Bologna, e la Santa Crescenzia S.r.l., che ha un omonimo poliambulatorio a Magenta. Contatti, meglio ribadirlo, rimasti giocoforza in superficie, viste le condizioni in cui versa l’iter di riqualificazione del Portello. Ma che possono riprendere quota, se è vero che è stato lo stesso Paolo Lombardi, direttore generale di Fondazione Fiera, a dichiarare che si stanno prendendo in considerazione più offerte, anche quelle di operatori sanitari, a margine dell’ultima commissione comunale tenutasi sul caso Portello.

Quanto al tentativo di conciliazione in corso, Lombardi, sempre in occasione di quella commissione, ha fatto sapere che Fondazione Fiera, come già riportato, è pronta ad offrire a Vitali S.p.A. un’area alternativa da riqualificare. Un’area oggi dismessa, estesa su 15mila metri quadrati e localizzata proprio di fronte al padiglione 1-2. Ma Massimo Vitali, presidente dell’omonimo gruppo di costruzioni, per ora frena: «Non abbiamo ancora ricevuto da Fondazione proposte ufficiali in questa direzione. E il nostro primo interesse è realizzare Milano Alta: abbiamo ricevuto 99 manifestazioni d’interesse all’insediamento nell’area. Analogo dovrebbe essere anche l’interesse della città perché quel padiglione in disuso ed abbandonato è una ferita in mezzo alla nuova Milano, quella di Citylife ad esempio».

giambattista.anastasio@ilgiorno.net

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Per il Portello spunta l’Humanitas: “Ci sono stati contatti per l’area”

Non c’è solo la Rai e il suo nuovo centro di produzione tra le ipotesi per la riconversione dello storico padiglione 1-2 della Fiera di Milano, dismesso da tempo.

Milano, 28 luglio 2017 – Non c’è solo la Rai e il suo nuovo centro di produzione tra le ipotesi per la riconversione dello storico padiglione 1-2 della Fiera di Milano, dismesso da tempo. Sull’area del Portello potrebbe anche nascere un nuovo presidio sanitario, sotto l’egida dell’Ospedale Humanitas. Un’ipotesi che come tale va presa. Il padiglione in questione è infatti al centro di contenzioso legale tra la proprietà, vale a dire Fondazione Fiera, e la società che si è aggiudicata la gara per riqualificarlo in sostituzione del Milan, vale a dire la Vitali S.p.A. Questa, come noto, avrebbe voluto realizzare il progetto «Milano Alta», un progetto che, si badi, contemplava anche un presidio sanitario che potesse tornare utile al quartiere.

Dopo essersi vicendevolmente citate in giudizio, le parti stanno cercando una conciliazione amichevole per chiudere il caso. Una strada di cui si è discusso anche ieri per sanare le ostilità è la messa a disposizione della Vitali S.p.A., da parte di Fondazione Fiera, di un’area di 15mila metri quadrati nella quale dar corso ai contratti nel frattempo siglati dalla stessa S.p.A. con alcuni operatori per il loro insediamento al Portello. Tra questi, come già riportato, i tedeschi di Motel One, catena alberghiera che in Germania sta riscuotendo successo e che a Milano aprirebbe il primo avamposto italiano. Tra le realtà con le quali il Gruppo Vitali ha siglato accordi o contratti non c’è Humanitas.

Ma attenzione: solo mercoledì, a margine dell’ultima commissione comunale tenutasi sul caso Portello, Paolo Lombardi, direttore generale di Fondazione Fiera, ha fatto sapere che tra le realtà che hanno manifestato interesse per il padiglione 1-2 c’è anche un’azienda ospedaliera, non meglio qualificata dallo stesso Lombardi. A domanda diretta, da Humanitas ieri hanno fatto sapere che «ci sono stati contatti per l’area del Portello con Vitali S.p.A.» e che, al momento, «non ci sono ulteriori sviluppi». Del resto è normale non ce ne siano stati: qualunque scenario potrà prendere corpo soltanto una volta chiusosi, in un senso o nell’altro, il tentativo di conciliazione tra Fondazione Fiera e i costruttori bergamaschi. Il gruppo di Gianfelice Rocca sta quindi alla finestra. In quel rebus che risponde al nome di Portello, le opzioni sembrano essere due: il padiglione dismesso, come detto, o, forse l’“area di compensazione”, quella da 15mila metri quadrati appena offerti ai fratelli Vitali. Si vedrà. Quanto alla Rai, la Fondazione attende passi. Difficile che arrivino prima di settembre. Certo è che tra un anno gli studi di via Mecenate non potranno più essere usati dalla televisione di Stato perché in scadenza d’affitto. Da qui l’ipotesi Portello. Il padiglione è tra l’altro vicino alla storica sede Rai di corso Sempione.

giambattista.anastasio@ilgiorno.net

Portello, a Vitali un’area alternativa. Così Fiera prova a chiudere il caso.

Ai costruttori 15 mila metri quadrati proprio di fronte al padiglione 1-2.

di GIAMBATTISTA ANASTASIO – Pubblicato il 27 luglio 2017
Il progetto Milano Alta firmato da Vitali Spa per il Portello non piace al Comune

Milano, 27 luglio 2017 – Una soluzione per porre fine alle ostilità tra la Fondazione Fiera e la Vitali S.p.A. sembra esserci. Le parti ne hanno già discusso in via preliminare nelle scorse settimane ma l’incontro di oggi, anche se riservato ai tecnici, potrebbe segnare un passo avanti decisivo. Escluso che Vitali S.p.A. possa portare a buon fine il progetto «Milano Alta»in quel del padiglione 1-2 del Portello, Fondazione Fiera ha messo a disposizione dei costruttori bergamaschi un’area da 15 mila metri quadrati dismessa da tempo e che affaccia proprio di fronte al padiglione della discordia.

Nelle intenzioni della Fondazione, e nell’ambito di un progetto di più ampio respiro che a quel punto coinvolgerebbe il quartiere Portello-Citylife, i Vitali potrebbero qui dar corso ad alcuni contratti già sottoscritti per la riqualificazione del padiglione 1-2, primo tra tutti quello con i tedeschi di «Motel One», catena alberghiera leader in Germania e pronta ad aprire a Milano il suo primo avamposto italiano. Una soluzione, quella dell’“area di compensazione”, svelata ieri in commissione comunale da Poalo Lombardidirettore generale di Fondazione Fiera. Una soluzione alla quale Massimo Vitali non chiude del tutto la porta: «Io ho tremila posti di lavoro da tutelare e voglio tutelarli». Una soluzione che pare dirla lunga sul tipo di operatore che potrebbe subentrare agli stessi Vitali, a loro volta già subentrati al Milan, come sviluppatore del progetto di riqualificazione dello storico padiglione fieristico.

Come si ricorderà, la costruzione di un hotel era un obbligo al quale doveva sottostare chiunque si candidasse a rilanciare il Portello. Il bando stesso prevedeva l’edificazione di una struttura alberghiera che servisse al Centro Congressi di Fieramilanocity. Se a costruirlo saranno i Vitali, in un’area attigua a quella oggetto della gara ma non coincidente con la stessa, significa che il bando che verrà non prevederà più tale obbligo. Detto altrimenti: che il bando che verrà sarà rivolto a operatori diversi da quelli ai quali ci si è rivolti finora e senza fortuna. Operatori che non hanno necessariamente nel core business le costruzioni e le strutture alberghiere. Viene spontaneo pensare alla Rai, allora. Come già riportato, la televisione di Stato deve scegliere per il proprio centro di produzione una sede alternativa a quella di via Mecenate perché qui il contratto scadrà tra un anno. E il Portello sarebbe vicino alla storica sede di corso Sempione. Lombardi a tal proposito fa sapere «di non aver ricevuto alcuna manifestazione di interesse dalla Rai», che dovesse arrivare, «non succederà prima di settembre» e, infine, che la Fondazione «sarebbe disposta a valutare questa opzione», come ovvio. Prima, però, c’è da trovare la soluzione per rescindere amichevolmente con Vitali S.p.A.

giambattista.anastasio@ilgiorno.net